20/09/2009
The end - Final Fantasy VIII
The end – Final Fantasy VIII
“Dove sono?”
Era questo l'unico pensiero presente nella mente di Squall. Insieme ai suoi amici Zell, Quistis, Irvine, Selphie e Rinoa era riuscito a sconfiggere la strega del futuro: Artemisia. Solo grazie al loro sostegno, alla loro presenza e alla loro tenacia, Squall era riuscito in un'impresa che lui stesso riteneva impossibile...Distruggere la strega del futuro, Artemisia! Insieme ciò era diventato possibile...Insieme... Ma ora Squall era solo...Aveva chiamato i suoi amici...“Zell, Quistis, Irvine Selphie...” Gli amici con cui aveva affrontato mille difficoltà, ritrovarli dopo la loro separazione dall'orfanotrofio...I G.F. gli avevano fatto dimenticare i giorni trascorsi tutti insieme, soprattutto con la Madre, e ora non voleva più perderli soprattutto lei... “Rinoa…" Squall pronunciò quel nome in un sussurro...Rinoa, la sua Rinoa.
Veloci...Veloci volarono i suoi ricordi… a quando incontrò per la prima volta Rinoa, alla festa per la nomina dei nuovi Seed, mentre il cielo veniva attraversat da una stella cadente.
All'inizio litigavano soltanto..... i loro caratteri, il loro modo di pensare e di agire era completamente diverso l'uno dall'altro... ma a poco a poco....Rinoa era riuscita a far uscire Squall da quel suo guscio che aveva costruito attorno a se....era riuscita a mostrargli quanto la vita fosse bella, con la forza d’animo che la contraddistingueva, e che non sarebbe più stato solo come lo era stato fino ad allora... aveva degli amici, che non lo avrebbero mai abbandonato..... ma ora... il terrore di perderli lo divorava... di perdere di nuovo Rinoa, quando, posseduta da Artemisia, si lanciò nello spazio aperto, liberando la strega Adele. “Sono solo?” Il dubbio lo teneva prigioniero. “Rinoa dove sei?” Continuava a ripetersi la stessa domanda mentre copriva il volto con le mani.
“Sono solo!” Squall udì una voce che proveniva da lontano...Alzò lo sgurdo e, nell’oscurità, vide una flebile che luce che man mano diventava più grande. Da quella luce ne uscì un bambino, col volto rigato dalle lacrime. Era lui da piccolo, quando ancora viveva nell'orfanotrofio, nella casa di Edea, e piangeva per la scomparsa di Ellione. “Sorella..... perchè te ne sei andata? Sono solo...” "Sono solo." ripetè all’unisono. Squall vide un’altra persona che usciva dalla quella luce, una fugura femminile questa volta, era Edea, la Madre! Squall pensò a quanto fosse stato crudele il destino a far combattere lui e i suoi amici contro la persona che si era presa cura di loro come fosse la loro vera madre...
Pian piano, le tenebre che lo avevano circondato fino a quel momento cominciarono a sparire, mentre un altro luogo prendeva posto. Si ritrovò nell'orfanotrofio, al tempo in cui lui Zell e a gli altri vivevano con la madre. Il piccolo Squall, che stringeva la mano di Edea, piangendo per la scomparsa della sorella... “Chi sei?” domandò Edea, notando la sua presenza. “Sono un seed del Garden di Balamb.” “Seed... il Garden?” “Si, sono tutte cose che hai creato tu o per meglio dire creerai.” “Basta!Non dirmi altro! Non si deve sapere troppo del futuro o ci saranno gravi conseguenze... Ora va. . Non puoi esistere in questo tempo, il suo tempo...” Ma prima che Edea potesse finire di parlare, dal nulla comparve Artemisia, in fin di vita.
“Ma non era morta?!” Squall sguainò il gunblade, ponendosi a difesa di dea e del piccolo Squall e puntandolo contro Artemisia, che a malapena riusciva a stare in piedi. “Io...non morirò... non posso morire!” Edea stringeva a se il piccolo Squall che, intuendo la natura della donna, domandò al Seed se ella fosse o meno una strega. Alla sua risposta di conferma, Edea posò le sue mani su quelle di Squall dicendogli di riporre via la sua arma. “Una strega per morire deve trasferire i suoi poteri ad un'altra strega. Sarò io ad assorbire i suoi poteri, così il futuro dei miei piccoli sarà al sicuro.” Così, Edea si avvicinò ad Artemisia, ormai in ginocchio, sconfitta. “Mad...” Squall non riuscì nemmeno a finire la frase che Edea fu avvolta da una luce bianca fortissima. Quando riaprì gli occhi, vide Edea che si accasciava al suolo, a causa dell'inimmaginabile potenza dei poteri di Artemisia, la quale, ormai prima dei suoi poteri e, quindi, della sua fonte di vita, cadde a terra, dissolvendosi lentamente e sperando in piccole nubi di fumo. “Madre stai bene?” Squall le corse accanto insieme all’altro se stesso. “Si,ora i miei piccoli potranno essere al sicuro, ma tu ora devi andare.” Edea si rialzò e il piccolo Squall la aiutava a reggersi in piedi. “Devi tornare nel tuo tempo. Pensi farcela?” Squall annuì e pensò “Certo,vora non sono più solo. Se li chiamo, i miei amici verranno tutti da me.” Intanto, Edea, il piccolo Squall e l’orfanotrofio scomparve e, attorno a lui, tornò l’oscurità. A uno a uno richiamò i suoi amici, mentre il cuore gli batteva, nella speranza che sentissero la sua voce. Silenzio. Squall continuava ad urlare. “Zell, Quistis, Irvine, Selphie rispondete! Rinoa,ti prego, rispondimi... Rinoa!”
Ancora silenzio.
Squall stava impazzendo finchè, senza accorgersene, si ritrovò, in una landa desolata, solo, intrappolato nella compressione temporale. Deciso a ritrovare i suoi amici, iniziò a camminare.
Ripensò alla promessa che aveva fatto a Rinoa dopo averla salvata dal Palazzo della Strega ad Esthar, cioè che, qualunque cosa fosse successa, se fossero stati lontani, si sarebbero ritrovati al campo di fiori dell'orfanotrofio, a Centra.
Era quella la meta. Li avrebbe potuto riabbracciare Rinoa ancora una volta, come fece nel Palazzo della Strega quando la liberò dalla sua prigionia.
“Rinoa, aspettami. Ora arriverò da te!”
In quel momento, Squall si rese sonto di essere profondamente cambiato. Da quando l'aveva vista per la prima volta, tutto il suo mondo era cambiato. Non temeva più l'affetto, non voleva più perdere le persone che amava, non voleva più essere solo.
“Quanto tempo è passato, da quanto sto camminando senza fermarmi? Rinoa dove sei?!”
Squall aveva continuato a camminare senza mai fermarsi e le forze iniziavano a mancargli, ma continuava a resistere e a camminare. Non voleva arrendersi.
Più il tempo passava, più il passo di Squall diventava lento e pesante. Non riusciva più a proseguire. Iniziò a guardarsi attorno,ma non c'era niente. Non c'era una via d'uscita da quella prigione, che quasi gli imponeva di rimanere solo, Per sempre.
Era la prigione perfetta che aveva sempre desiderato. Non c’era niente che potesse ferirlo. Nessuno che potesse perdere da un momento all’altro.
Un posto perfetto per una persona che vive nel terrore di perdere le persone che ama e, per questo, smette di amare.
Ma smettere di amare per paura di soffrire è come smettere di vivere per paura di morire. Questo, Squall, l’aveva finalmente capito.
Squall era ormai esausto, stava perdendo la speranza di tornare a casa, la stanchezza lo aveva sopraffatto.
Squall si lasciò cadere a terra. Era solo, circondato dal nulla e dal silenzio, ma il suo unico pensiero era per lei, per Rinoa. Si chiedeva dove fosse, se stava bene e se l'avrebbe mai più rivista.
Rinoa...
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Rinoa era riuscita a tornare nel suo tempo sana e salva insieme a Zell e a gli altri e ora si trovava all'orfanotrofio, accudita da Edea. Stava lentamente riaprendo gli occhi. "Dove sono?” “Sei a casa mia, Ora è tutto finito. Avete sconfitto Artemisia e il nostro tempo è salvo.” Rinoa, ancora stesa sul letto, stava cercando di rimettere insieme gli eventi che erano appena accaduti: Con la compressione temporale avevano raggiunto l'epoca di Artemisia, avevano combattuto contro di lei una durissima battaglia e dopo averla sconfitta, erano stati avvolti da una luce bianca, nella compressione temporale, ed erano riusciti a tornare indietro, ma soprattutto ricordava di non aver mai avuto paura durante la battaglia perchè al suo fianco c'era Squall. “Squall....” sussurrò, e, col cuore in gola, si alzò velocemente dal letto, vide tutti attorno a lei: Zell, Quistis, Irvine, Selphie, Edea e il preside Cid, ma Squall non c'era. “Dov'e Squall?! Perchè non è qui con noi?!” Nessuno ebbe il coraggio di rispondere, solo Edea, con un gran sforzo, le rispose. “Squall ….non è riuscito a tornare…E’ rimasto intrappolato all’interno della compressione temporale…non potrà più tornare..."
Edea non riuscì ma dire più niente, non poteva dire altro,l a realtà aveva distrutto tutti: Squall non tornerà più.
Quelle parole rimbombavano nella testa di Rinoa, che scoppiò in un pianto senza fine.
Non voleva credere a quella realtà tanto crudele.
Scappò fuori dalla camera in cui si era risvegliata e raggiunse il campo di fiori dove Squall le aveva promesso che lo avrebbe trovato se sarebbero stati lontani. Non voleva credere che non lo avrebbe rivisto. Corse e continuò a correre finche non ebbe più fiato e iniziò a stringere l'anello uguale a quello di Squall, sperando che l'avrebbe condotta da lui.
Squall era ancora a terra e non riusciva a trovare la forza per rialzarsi. Pensava solo a lei... a Rinoa. Squall alzò la testa e vide che dal nulla una piuma bianca stava cadendo proprio verso di lui e si posò dolcemente sulla sua mano destra.
Improvvisamente. si ritrovò nel giardino fiorito e davanti a lui c'era Rinoa.
sembrava quasi che quella piuma avesse fatto da tramite tra lui e Rinoa
“Rinoa!” Ma non ebbe risposta e Rinoa continuava a dargli le spalle.
“Rinoa....” la chiamò di nuovo e stavolta Rinoa si voltò sorridendo, senza rispondere.
Il suo volto stava sparendo.
Squall rivide tutti i momenti con Rinoa che continuavano a ripetersi in modo confuso e casuale
Ma il suo volto non era mai chiaro. Più cercava di ricordarla, più il suo viso era sbiadito, sempre di più, finchè la vide nello spazio, senza vita, mentre il vetro del casco spaziale si frantumava e i frammenti si disperdevano.
Squall non capiva.
Stava dimenticando Rinoa? Era morta? Era un gioco della sua mente stanca? Non lo sapeva.
Il timore che fosse morta, la paura di dimenticarla, lo fecero soffrire a tal punto che, sul suo viso, una lacrima di dolore scendeva lenta sulla sua guancia.
Un dolore talmente lancinante da fargli perdere i sensi, mentre la piuma, che fino a poco fa stringeva nella mano, cadde a terra, sola, come lui.
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Rinoa stava ancora stringendo l'anello di Squall e pensava intensamente a lui.
Voleva raggiungerlo a ogni costo, ma come poteva? Chiuse gli occhi. “Squall dove sei? Arriverò da te, aspettami!” Quando Rinoa riaprì gli occhi era in una landa desolata, Non c'era nessuno in quel posto,solo il nulla e il silenzio a farle compagnia.
Iniziò a camminare a passo lento cercando di ritrovare Squall.
Camminò a lungo, finchè non lo trovò: era steso a terra, svenuto e Rinoa corse subito verso di lui. Gli prese dolcemente la testa e la posò sulle sue ginocchia, sussurrò il suo nome, ma lui non si svegliava, continuava a dormire. Un sonno senza sogni.
Era morto? Rinoa non voleva pensarci, ma, ciononostante, non riusciva a trattenere le lacrime e ricominciò a piangere, mentre strinsi a se Squall.
Con quel gesto, Rinoa e Squall si ritrovarono nel giardino fiorito dell'orfanotrofio.
Quella landa desolata era sparita come se non fosse mai esistita. Come se fosse stato solo un incubo, spazzato via dalla tempesta di petali che ora li circondava.
“Umm…” Rinoa ebbe un sussulto sentendo la voce di Squall. Si stava risvegliando e stava bene.
Erano finalmente insieme.
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Sopra di loro, mille piume e petali rosa volarono via. Tutto stava tornando alla normalità..
Seifer, Raijin e Fujin erano a pesca nel porto di Balamb. Seifer non riusciva a prendere un pesce, eccetto Raijin, che era riuscito a pescarne di più e per questo esultava felice come un bambino. “Yuppi!!”
Ma Fujin, stanca di tutto quello schiamazzo, con un calcio lo gettò in mare, facendogli perdere il pesce che aveva appena pescato. “Ah ah ah ah!!!!!” Seifer non poteva trattenersi davanti a quello spettacolo così divertente. Ora poteva ridere. Artemisia era morta, poteva buttarsi alle spalle il suo passato, quando diventò il cavaliere della strega e combattè contro Squall e i Seed di Balam. Solo Raijin e Fujin non lo avevano mai abbandonato. Lo avevano seguito come un capo e sarebbe stato così per sempre.
Seifer si accorse che sopra di loro il Garden di Balamb voleva via, circondato dalle piume e dai petali. Seifer sorrise dinanzi a tanta bellezza, pensando che un giorno sarebbe ritornato a casa sua. Alla sua vera casa.
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I petali e le piume volavano, lenti, ma lontano, raggiungendo Laguna, che si dirigeva, sorridendo, davanti alla tomba di Raine, la sua amata Raine, ma che ora non può più stringere tra le sue braccia. Gia. Un abbraccio.
Mentre stringeva in mano un anello, Laguna ripensò a quando le chiese di sposarlo, a quanto si erano amati e al dolore di non esserle stata vicino, quando morì.
Ricordava ancora bene quel giorno.
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Era notte. Aveva comprato due anelli uguali, uno per lui, uno per Raine.
“Raine senti…io ecco ….volevo….accidenti! Uffa! Perchè non ci riesco?! Laguna temeva di fare una figuraccia con Raine, che non sarebbe riuscito a confessargli i suoi veri sentimenti, che sarebbe accaduto ciò che accadde con Giulia tempo prima. l’avrebbe persa. “Laguna.” Il cuore di Laguna si fermò al suono della voce dolce e calda di Raine che proveniva dietro di se. Laguna si voltò e hai suoi occhi le sembrava più bella che mai. “Che fai qui?” Laguna si accigliò. “Eh? Chi? Io? no niente…ora vado ciao…(Che stupido che sono!!!)” pensò, arrossendo. Aveva perso una grande opportunità, forse unica. “Aspetta Laguna” le disse. Laguna, in quel momento, si decise. Era quello il momento. “(Ora o mai più!)” pensò. Prese l’anello dalla tasca, afferrò la mano sinistra di Raine e le infilò l’anello nell’anulare.
Raine non poteva credere hai suoi occhi. Alzò il viso, gli occhi spalancati per la sorpresa, vide che al dito di Laguna c’era lo stesso anello e allora capì il suo comportamento, cosa voleva chiedergli. “Allora? Cosa mi rispondi?” Laguna sorrideva, cercand di nascondere l’imbarazzo e la sorpresa del suo stesso gesto. “…Si…” Non vi era altro da aggiungere. La sua felicità era immensa.
Un abbraccio.
Solo questo semplice gesto poteva esprimere la loro felicità, che, però, era destinata a finire presto.
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Laguna si inginocchiò davanti alla sua tomba, lesse l’incisione sulla lapide: “Raine Loire.” E non potè fare a meno di ripensare a quei tempi felici vissuti insieme.
Una voce lo riportò alla realtà.
“Zio Laguna!” Era Ellione. La sua piccola Ellione era ormai diventata una donna ed era finalmente salva dalla minaccia della strega.
Dietro di lei, i suoi amici di sempre Kiros e Ward lo salutavano. Amici, fratelli, compagni, ancora insieme. Laguna restituì il saluto, mentre su di loro il Garden di Balamb volava alto nel cielo e trasportava con a se piume e petali.
Questo rese ancora più magico e indimenticabile quel momento, che nessuno avrebbe mai dimenticato.
Mai.
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Era ormai calata la notte e il Garden era ferma al centro del cielo, illuminato dalla luce della luna, splendente più che mai.
I ragazzi del Garden organizzarono una festa per festeggiare la vittoria contro la strega, alla quale parteciparono tutti gli studenti.
Per l'occasione, Irvine aveva comprato anche una videocamera per riprendere l’avvenimento, ma il suo vero scopo era riprendere le ignare ragazze del Garden… Selphie, accortasi del suo vero scopo, gli prese la telecamera dalle mani e iniziò a riprendere i presenti, in particolar modo Irvine, che cercava di far ballare Quistis, la quale, infastidita dall’insistenza di Irvine, che non voleva assolutamente perdere il suo bersaglio. Quistis, allora raggiunse il preside Cid,(sperando che Irvine le avrebbe dato un po’di pace), anche lui presente alla festa, che fu subito dopo raggiunto da sua moglie Edea, che indossava il vestito scuro che ricordavano. Sia Irvine che Quistis la salutarono con un inchino. “Madre…” Selphie stava filmando la loro conversazione finchè Irvine,si riprese la sua telecamera, mentre Selphie, di rimando, gli prese il suo cappello da cowboy e lo indossò. Nonostante la sua fama di donnaiolo, Irvine amava sinceramente Selphie, amava solo lei… “Irvine, la telecamere è storta.” Irvine non perse occasione di riprendere un gruppo di ragazze che erano li vicino. “Ehi bellezze!!!” “Irvine non cambi mai!!!” urlò Selphie. “Scusa! Perdonami! Ah ah!!!” Irvine tornò a riprendere Selphie e Quistis, le quali videro Zell in compagnia di una bella ragazza con la treccia, che loro, però, non conoscevano. Intanto Zell non faceva altro che ingozzarsi dei panini della mensa che lui adorava, ma, a quanto pare, la cosa non infastidiva affatto la ragazza…. Ma Zell aveva mangiato talmente tanti panini che non riusciva a mandarli giù! Selphie e Quistis intervennero prontamente a salvarlo, colpendolo dietro alla schiena, in modo che il panino scendesse nello stomaco. “Cough! Cough! ” finalmente il panino liberò il povero Zell che, invece di ringraziarle, le spaventò con un balzo, facendole scappare, compresa la ragazza con la treccia… “Merd”…!!!” Irvine intanto, aveva ripreso l’intera scena…. Accortosi di lui, Zell gli tirò contro un panino che ancora stringeva in mano. Allora, Irvine tornò a riprendere Selphie che ancora stava scappando da Zell e, quando rialzò il viso, disse a Irvine di riprendere fuori al terrazzo. “Guarda un po’ la!” Irvine si voltò e riprese Rinoa che stava indicando il cielo a qualcuno, ma non riuscì a riprendere l’intera scena perché la batteria della videocamera stava finendo. “Oh no…proprio adesso?!!”
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Il Garden stava fermo sul mare, che aveva un stupendo colore azzurro e brillante.
Rinoa era affacciata al terrazzo e stava ammirando il meraviglioso cielo notturno, rivestito da milioni di stelle. Rinoa sorrideva. Finalmente poteva farlo.
L’aria era fresca e trasportava con se il dolce profumo del mare, mentre muoveva lentamente i suoi capelli.
Mentre ammirava quel meraviglioso spettacolo, Rinoa vide ch il cielo veniva attraversato da una stella cadente, come quella che vide quando incontrò per la prima volta Squall. Rinoa si voltò, sorridendo, e indicò il cielo a Squall, insieme a lei, ammirava lo spettacolo che il cielo offriva loro.
Sembrava di essere tornati alla sera del ballo, quando si erano conosciuti.
Squall si voltò verso di lei e le sorrise.
Per la prima volta, Squall Leonhart sorrise e lo fece con grande dolcezza, come non aveva mai fatto nella sua vita.
Squall le prese la mano con cui Rinoa indicava il cielo, le cinse la vita con l’altro braccio, si guardarono per un attimo, con forte intensità e, infine, si baciarono.
Ma non era un semplice bacio.
In quel bacio, c’era tutto il loro amore,un amore che non sarebbe finito mai. Si sarebbero amati, per sempre.
E, mentre si scambiavano quel bacio, il Garden riprese a volare alto nel cielo, davanti alla maestosa e grande luna.
Fine
“ Smettere di amare per paura di soffrire è come smettere di vivere per paura di morire. ”
14:12 Scritto da: liadan88 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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09/08/2009
Lemuria
Il primo ad ipotizzare l'esistenza del continente Lemuria fu M.P. Sclater tra il 1850 e il 1860. Secondo Sclater questo continente, che comprendeva l'attuale isola del Madagascar e si estendeva fino a Sumatra e Ceylon, ospitò la prima civiltà umana, mentre secondo un altro studioso, Heckel, Lemuria fu la culla delle scimmie antropoidi e sorse e declinò in un arco di tempo che va dal Permiano (280 - 225 milioni di anni fa) al Nummulitico (eocene, 54 - 38 milioni di anni fa). Secondo alcuni autori il corpo primevo degli abitanti di Lemuria era un corpo "astrale" che via via, con il passare delle ere, ha acquisito consistenza fino a diventare un corpo materiale. W.Scott-Elliot, nella sua "Storia della Lemuria sommersa", scrive che i corpi della prima razza madre erano come "giganteschi fantasmi". I corpi solidi dei lemuriani erano dotati di due occhi rudimentali davanti e un terzo occhio dietro la testa, in corrispondenza della ghiandola pineale, l'occhio astrale. In seguito il corpo cambiò fino ad assumere l'aspetto definitivo di un umanoide alto circa quattro metri, pelle bruno giallastra, mascella inferiore allungata e faccia appiattita, occhi piccoli e distanti dalla visione sia anteriore che laterale (il terzo occhio permetteva di avere una visuale posteriore); portavano i capelli corti e vestivano di pelli. Agli albori della loro razza i lemuriani vivevano in capanne di legno e, in seguito, di pietre, cacciavano con aste di legno appuntite. Nell'ultimo periodo costruirono città ciclopiche di cui le statue nell'isola di Pasqua sono le uniche opere che rimangono. Adoravano un'entità superiore identificata nel sole.
Gli abitanti di Lemuria morirono in seguito ad una serie di cataclismi vulcanici, mentre il continente si inabissò lentamente fino a scomparire del tutto nelle acque dell'Oceano Pacifico.
19:13 Scritto da: liadan88 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Elfi
L'elfo (probabilmente dal norreno alf[a]r) è uno spirito genio della mitologia norrena e non solo. Gli elfi sono simboli delle forze dell'aria, del
fuoco, della terra, dell'acqua e dei fenomeni atmosferici in generale.
Essi sono spiriti simili agli umani, alti e magri ma forti e velocissimi, volto pulito, sereno, orecchie leggermente a punta. Sono descritti con una grande vista e un udito molto sensibile. Non hanno barba, hanno capelli perlopiù biondi e occhi chiari che si dice penetrino la persona fino a conoscerne i pensieri, si dice che siano dotati di telepatia.
Hanno voce splendida e chiara. Sono intelligenti ed armoniosi, con grande rispetto per i quattro elementi e per la natura.
Talvolta alcuni possono essere capricciosi e talvolta benevoli con l'uomo che li rispetta, possono donare oggetti magici a coloro che sono puri di cuore e spirito e che desiderano aiutare. Sanno forgiare spade e metalli, fino alla conoscenza della magia. Le loro compagne, al contrario, sono esseri graziosi. In origine pare che gli elfi siano stati concepiti come anime di defunti, poi furono venerati anche come potenze che favorivano la fecondità. Di qui la distinzione, nella mitologia norrena, fra Døkkálfar, "elfi delle tenebre", e Liósálfar, "elfi della luce".
Abitano principalmente sugli alberi o in alcune foreste nascoste. Non danneggiano mai e in nessun modo la natura perché per loro è parte basica della loro vita ed esistenza. La considerazione che nutrono per la natura, concepita come una entità, un gran spirito eterico, madre di tutti gli esseri.
Essi riescono a camminare senza lasciare tracce, immuni alle malattie, resistono alle temperature estreme. Gli elfi hanno vita lunga invecchiando senza che la loro bellezza venga intaccata dal tempo. Si dice che siano immortali tranne quando si è in guerra.
Molteplici sono le leggende legate a questa figura mitologica, alcune delle quali parlano delle cattiverie che essi compiono nei confronti degli uomini e dei rapimenti dei bambini umani. Gli elfi hanno una forte gerarchia al capo della quale stanno le regine e i re delle colline delle fate, riconoscibili perché spesso ricoperti da un fresco manto di biancospini. Shakespeare nei suoi pezzi teatrali ha parlato molto spesso degli elfi, come nella commedia Sogno di una notte di mezza estate.
18:53 Scritto da: liadan88 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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